“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.

I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici”.

Khalil Gibran

Ci sono donne speciali, forti, ferite profondamente dalla vita ma non vinte. Cristina é una di queste. La vita le ha tolto tanto, privandola negli affetti più cari, colpendola in basso. E lei dal basso ha ricominciato, togliendo gli abiti eleganti, indossando scarpe e vestiti comodi, piegando la schiena e usando le mani. 

Recita un proverbio contadino: “la terra é bassa”.

E per Cristina che conosce la fatica di convivere con il dolore (la sorella barbaramente uccisa da un uomo a soli 24 anni per futili motivi) cosa vuoi che sia piegarsi verso terra e faticare se non salvezza? 

Cristina ha fatto sua la resilienza delle piante. Il dolore trasformato attraverso il lavoro fisico, dal contatto con la natura, madre accogliente capace di restituire amore alle anime a cui la vita ha tolto tanto. Il lavoro in giardino come terapia di apertura e di rinascita. Perché é proprio nel giardino di famiglia, tra iris ed erbacce che Cristina ha intravisto una possibilità.

“Io e il mio giardino ci prendiamo cura a vicenda l’uno dell’altra. Mettere letteralmente i panni della giardiniera, ogni giorno dopo il mio lavoro d’ufficio in banca, mi ha fatto rinascere, regalandomi nuove energie.”

Il giardino sorge su un terreno di 1.000 metri quadrati posti su terrazzamenti nella località di Trebecco a Credaro. Fu suo padre Luigi, botanico appassionato a realizzarlo nel 1982 con l’aiuto della moglie. Fu lei a suggerire di utilizzare le iris in quel terreno scosceso, perché da bambina aveva visto i contadini utilizzare quei fiori per rinforzare i fossi e compattare il terreno. Le iris sono piante fortissime, vivono con poco, sono resistenti al freddo, alla siccità e non richiedono particolari cure. Sono piante guerriere, come Cristina.

“Mio padre coltivava e ibridava iris barbate da più di trent’anni, pertanto fin da ragazzina il binomio iris-giardino di Trebecco mi veniva naturale. Ma ho percepito la portata della collezione delle iris quando, dopo averla ereditata, ho iniziato a mettere mano alla mole dei suoi appunti botanici e ho trovato gli innumerevoli certificati di registrazione dell’American Iris Society, la massima autorità in materia.”

Quando il padre Luigi muore, Cristina eredita il giardino in stato di abbandono. Chiede aiuto alle sue 13 cugine per salvarlo: erano necessarie pulizie profonde e il ripristino dei muretti a secco crollati. Nel 2018 dopo due anni di lavori, il giardino é pronto per dar corpo alla prima idea di Cristina: l’apertura al pubblico. Nasce il progetto “Le iris di Trebecco”, luogo dove “celebrare bellezza”. Inserito nel castello medievale di Castel Trebecco, vicino Bergamo, in primavera esplode: sono circa 4000 le iris barbate della collezione che fioriscono in più di 150 sfumature colorate. 

“Uno dei miei obiettivi primari per i prossimi anni riguarda la classificazione di tutte le iris della mia collezione, individuando gli ibridi creati da mio papà in 30 anni di ricerche. Tutte le tipologie classificate verranno poi divise e moltiplicate per essere destinate alla vendita.”

Cristina oltre all’esposizione di fiori offre corsi di acquerello e composizione floreale e organizza degli slow-weekeend tra fiori e percorsi eno-gastronomici nelle località del territorio.

Dal 2018 Cristina non si é più fermata, neppure durante il lock-down. In quei giorni nel giardino non é potuta andare ma lei, resiliente, da casa si mette in cammino con il pensiero. Da quel substrato pieno di idee e di iris e dai volumi del padre che la circondano, nasce nel 2020, in pieno lock-down, l’idea di dedicare alla sorella, e idealmente a tutte le donne vittime di violenza, la “Biblioteca della natura Paola Mostosi”. Riordina i libri del padre e poi avvia una campagna di raccolta di libri ed opere d’arte a tema naturalistico attraverso i social, che parte da subito alla grande.

“Adesso il mio lavoro principale consiste nella catalogazione di tutti i volumi che sto acquistando e ricevendo. La prima donazione importante è stata la raccolta dei volumi di arte floreale di Alessandra Paccanelli, flower designer, scomparsa anni fa. Il fatto che gli eredi, per non disperdere questo patrimonio, avessero pensato a me è stato significativo e l’ho percepito come un riconoscimento di stima, ma anche come l’inizio di una nuova sfida.”

La campagna di raccolta é ancora attiva. Si può donare contattando Cristina su Facebook e Instagram, che é il “luogo” che ci ha avvicinate. 

Attualmente Cristina é impegnata nella ricerca di una sede per la biblioteca, che lei vede come un luogo in continuo divenire. Le piacerebbe trovare dei finanziamenti per creare borse di studio per giovani artisti. Una sorta di “giardino dell’arte”, dove gli artisti per un certo periodo di tempo potrebbero interagire, ibridarsi e metaforicamente “far nascere fiori”; le creazioni (negli ambiti della scrittura, arti figurative e musicali) entrerebbero a far parte di una collezione in esposizione permanente presso i locali della biblioteca.

“La Biblioteca della Natura sarà un luogo duttile, dove la consultazione dei libri sarà una delle attività. Ci saranno “laboratori” (con materiali provenienti dalla Natura e dal riciclo dei materiali), worshops, presentazioni di libri, mostre di fiori, fotografie e tanto altro.”

Il filo conduttore sarà il favorire “bellezza” e “benessere” nel loro senso più ampio: mentale, spirituale e fisico.

Sabato scorso ho abbracciato e ascoltato Cristina, che considero “maestra di vita”, raccontare la sua storie e i suoi progetti a “Fiorissima”, la Mostra Mercato Florovivaistica di Ovada (Al). Ho avuto conferma della sua forza e della sua resilienza. La sua storia dimostra come possiamo dare il meglio di noi anche se la vita ci pone di fronte ad eventi terribili. 

C’é una storia sufi che Chandra Livia Candiani racconta nel libro “il silenzio é cosa viva. L’arte della meditazione” che descrive la parabola di Cristina.

«Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L’asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi. Infine, il contadino prese una decisione crudele: concluse che l’asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l’animale dal pozzo. Al contrario, chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l’asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L’asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l’asino rimase zitto. Il contadino allora si decise a guardare verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide. A ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l’asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, l’asino riuscì ad arrivare fino all’imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando».

Ecco Cristina é così: una che non si é arresa che non si é comportata da vittima ma ha trovato il modo per emergere e trasformare la sofferenza in salvezza. Mi piace immaginarla nei panni di Virabhadrasana. Vira in sanscrito significa “eroe”, uomo coraggioso e bhadra significa “buono”, benevolo, di buon auspicio. Il grande guerriero Virabhadra che emerge dalla terra (Virabhadrasana 1), sfodera la sua spada (Virabhadrasana 2), carica il colpo (Parsva Virabhadrasana ) e taglia la testa a Daksha (Virabhadrasana 3) ma questa é un’altra storia. Cristina con la spada ha incanalato il dolore e lo ha trasformato, perché solo accettando il dolore e la sofferenza possiamo aprirci al cambiamento e rinascere in un bellissimo fiore.

dove trovi Cristina:
Il giardino di Trebecco, via Casteltrebeco 5, Credaro (BG) 
mail: cri.mostosi@gmail.com
facebook: Giardino "Le Iris di Trebecco"
instagram: leirisditrebecco 
 

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