La postura della mano all’alluce, apre la sequenza delle posture in piedi nella prima serie dell’Asthanga Yoga. Arriva dopo i cinque saluti al sole A e i cinque B, che riscaldano il corpo e portano quiete nella mente. Fa parte delle sei posture fondamentali che avviano ‘la purificazione’ del corpo, e lo rendono flessibile. E’ un piegamento in avanti da eseguire con piedi paralleli allineati alla linea delle anche. Vanno attivate le chiusure del corpo, il mula e l’uddyana bandha e attraverso la respirazione, l’addome va portato sopra le cosce. Questo magari non arriverà subito, ma se la smettiamo di insistere volontariamente cercando a tutti i costi di raggiungere le ginocchia con la testa o di voler appoggiare le mani a terra e invece ci “abbandoniamo” al respiro, pieghiamo le gambe, ruotiamo il bacino (piuttosto che la vita) , con un lavoro costante otterremmo nel corpo maggiore flessibilità, l’allungamento della muscolatura della schiena e della parte posteriore delle gambe oltre che benefici negli organi addominali interni. Questa posizione previene e cura i disturbi allo stomaco, migliora il normale funzionamento di fegato, milza e reni. 

Nel sistema dell’ashanga vinyasa questa posizione ha 3 Vinyasa. 

Nel primo (ekam): si inspira e si afferrano gli alluci, lasciando la testa sollevata. 

Nel secondo (dve): espirando si entra  nella posizione e si eseguono cinque respiri. 

Nel terzo (trini): la testa si solleva mentre si inspira, si espira completamente.

Si sale inspirando in samasthitih.

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